World Trade Center (Oliver Stone, 2006, USA)

Pubblicato: 21 giugno 2011 da Jimmy Barney in Oliver Stone, USA, World Trade Center
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Omissione dell’impatto, decentramento del metallo a favore dell’Umano.

4/5

commenti
  1. kerygmatico ha detto:

    Beh, se non fa vedere l’impatto direi che è già sulla buona strada, ma mi sono sempre tenuto a distanza da questo titolo perché mi puzzava di retorica americana post-trauma… che devo ricredermi?! Mica la sopporto io eh!

  2. Lucien Burroughs ha detto:

    Dal mio libro una precisazione sull’omissione:

    World Trade Center di Oliver Stone: L’impatto.

    United 93 di Paul Greengrass: Lo schianto.

    Nuovomondo di Emanuele Crialese: L’ombra – Il magnifico distacco della Partenza.

    Audition di Takashi Miike: Il dolore ha suono ma è cieco. Il dolore urla fuori fuoco.

    Grindhouse – A prova di Morte di Quentin Tarantino: tripudio dell’esternazione nel break centrale sanguinolento ed impattante e omissione onanistica dell’atto a favore dell’inerzia nella prima parte dove si espone l’isterismo vociante. Nella seconda parte l’omissione è assassinata dalla velocità dell’urto parabolico del Cinema. A Prova di Morte: Omissione come Manomissione.

    Zodiac di David Fincher: L’omissione dell’obiettivo. Un gioco a spirale. Un preliminare circolare protratto ad oltranza senza la penetrazione finale dello Svelamento.

    Mulholland Drive di David Lynch: Man-Omissione della Logica interpretativa, Sabotaggio dell’intelletto a favore del trionfo dello smarrimento da Surrealismo estremo, la sceneggiatura trapassata con l’ascesi dell’Estetica dell’Emozione.

    Madre e Figlio di Aleksandr Sokurov: Il requiem, l’Altare dell’omissione in un viaggio parallelo verso la Morte nel ricongiungimento della Condivisione Spirituale.

    *L’omissione è un sacrificio a favore dello Spettatore. È un regalo di significanza a favore dell’elaborazione personale. Credo fortemente che l’omissione sia un importante materiale da costruzione per un’edificazione solida e duratura del Palazzo del Cinema.

    Su World Trade Center proprio a proposito delle accuse critiche rivolte al film che sono le stesse che fai tu avevo fatto alcune precisazioni sulla RETORICA:

    Il film si basa sulla storia, vera, di John McLoughlin [Nicolas Cage] e Will Jimeno [Michael Pena], agenti della polizia portuale di Manhattan fra gli ultimi ad essere estratti vivi dalle macerie del World Trade Center. I due poliziotti rimasero sepolti molti metri sotto terra prima di essere messi in salvo da una squadra di soccorso, dopo numerosi e vani tentativi per riportarli alla luce. La sceneggiatura è firmata da Andrea Berloff.

    “World Trade Center” pur essendo un’opera dall’impatto visivo accurato e straordinario, si concentra sull’uomo tralasciando catastrofismi [nessun immagine dell’impatto e solo ombre], apologia politica e cospirazionismo.

    World Trade Center è la testimonianza cinematografica della retorica schiacciata sotto il peso della realtà. [D’altronde Quale retorica può esserci nella testimonianza della tragedia? O quale retorica nella realtà? Quale prolissità ed enfasi possono esserci nella realtà?] Perché la “realtà e la testimonianza” non possono essere “retorica” ma solo “realtà e testimonianza”, e la realtà in WTC è dolore e speranza. Non c’è spazio per addii e massimi sistemi. Da questo punto di vista è fondamentale tenere presente il punto di vista narrativo. I dialoghi e le preoccupazioni di John e Will sono le preoccupazioni semplici di ogni giorno, di ogni uomo, in ogni casa: come chiamare la figlia che nascerà, le faccende di casa rimaste incompiute, le promesse non mantenute. E’ questo che tiene in vita John e Will, il sapere di dover essere qualcosa e di essere qualcosa per qualcuno.

    L’opera di Oliver Stone è quindi anche una riflessione sul coraggio di persone normali che fanno il proprio dovere ogni giorno.
    Una riflessione dal basso, umile e coraggiosa sull’altruismo. Le testimonianze sono state raccolte e chi può negare ciò che hanno pensato, creato, ciò di cui hanno parlato in quei momenti o ciò che hanno immaginato in sprazzi di comprensibile delirio fisico?

    World Trade Center è Cinema di momenti altissimi, è Cinema di polvere e lacrime. È Cinema di ricordo. Cinema di dignità, amore e speranza. E’ Cinema puro e necessario. È una discesa nell’inferno sotterraneo e risalita al cielo, fra centinaia di visi colmi di speranza ed umanità e una New York amara dopo ventiquattro ore in cui tutto il mondo è cambiato.
    Grazie Mr. Stone.
    Grazie per averci ricordato che ci sono persone in ogni tragedia ed in ogni luogo del mondo che lottano soltanto perché è giusto farlo, che aiutano con ogni determinazione illogica coloro che hanno vicini ascoltando solo ciò che sentono dentro. Perché la retorica è solo per chi retorica vede. Una storia fra le storie, una celebrazione di coraggio in mezzo a polvere, detriti, carne, visioni, lamiere e cemento. Un affresco sulla speranza e sulla bontà insite nell’uomo che vuole credere nell’uomo. Un racconto di cieca sopravvivenza. Un viaggio toccante in ricordo di tutti coloro che si salvarono, lottarono e morirono.

    Copyright Casini Editore, Delirio Cinefilo, William Dollace.

    Scusa il ritardo.. 🙂

  3. kerygmatico ha detto:

    Adesso leggo, ma vedo che hai visto audition di miike! è uno dei miei prossimi apoftegmi! 🙂
    kirikirikiri 😉
    grazie!

  4. kerygmatico ha detto:

    Letto. Dovrei rileggerlo più spesso il tuo libro, fonte di innegabili memorie d’alto lignaggio! Grazie ancora, vedrò il film!

  5. Lucien Burroughs ha detto:

    gRazie a Te, gentiLissiMo!

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